Tobia
In questo libro c'è il racconto
dell'intervento di Dio che viene in aiuto degli oppressi mediante
l'angelo Raffaele che assume una forma visibile e guida le vicende che portano
i
tribolati alla liberazione e alla felicità.
Il dramma di Tobia illustra
l'insegnamento tradizionael circa la retribuzione terrena del bene.
La Provvidenza divina mette alla prova i buoni, ma ascolta le loro
preghiere nella tribolazione e
restituisce loro la felicità. Per comunicare con gli uomini Dio si serve
del ministero degli angeli. Raffaele, che significa "Medicina di Dio",
è guaritore, ma anche custode e accompagnatore degli uomini giusti.
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1:1
Libro della storia di Tobi, figlio di Tòbiel, figlio di Anàniel,
figlio di Aduel, figlio di Gàbael, della discendenza di Asiel, della
tribù di Nèftali. 2 Al tempo di Salmanàssar, re degli Assiri,
egli fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a sud di Kades di Nèftali,
nell'alta Galilea, sopra Aser, verso occidente, a nord di Sefet. 3 Io, Tobi, passavo i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine.4 Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribù del mio antenato Nèftali |
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| abbandonò la casa di Davide e
si staccò da Gerusalemme, la sola città fra tutte le tribù d'Israele
scelta per i sacrifici. In essa era stato edificato il tempio, dove
abita Dio, ed era stato consacrato per tutte le generazioni future. . 5
Tutti i miei fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali
facevano sacrifici sui monti della Galilea al vitello che Geroboàmo re
d'Israele aveva fabbricato in Dan. 6 Io ero il solo che spesso mi
recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza ad una legge perenne
prescritta a tutto Israele. Correvo a Gerusalemme con le primizie dei
frutti e degli animali, con le decime del bestiame e con la prima lana
che tosavo alle mie pecore. 7 Consegnavo tutto ai sacerdoti,
figli di Aronne, per l'altare. Davo anche ai leviti che allora erano in
funzione a Gerusalemme le decime del grano, del vino, dell'olio, delle
melagrane, dei fichi e degli altri frutti. Per sei anni consecutivi
convertivo in danaro la seconda decima e la spendevo ogni anno a
Gerusalemme. 8 La terza decima poi era per gli orfani, le vedove
e i forestieri che si trovavano con gli Israeliti. La portavo loro ogni
tre anni e la si consumava insieme, come vuole la legge di Mosè e
secondo le raccomandazioni di Debora moglie di Anàniel, la madre di
nostro padre, poiché mio padre, morendo, mi aveva lasciato orfano. 9
Quando divenni adulto, sposai Anna, una donna della mia parentela, e da
essa ebbi un figlio che chiamai Tobia. 10 Dopo la deportazione in
Assiria, quando fui condotto prigioniero e arrivai a Ninive, tutti i
miei fratelli e quelli della mia gente mangiavano i cibi dei pagani; 11
ma io mi guardai bene dal farlo.12 Poiché restai fedele a Dio
con tutto il cuore, 13 l'Altissimo mi fece trovare il favore di
Salmanàssar, del quale presi a trattare gli affari. 14 Venni così
nella Media, dove, finché egli visse, conclusi affari per conto suo. Fu
allora che a Rage di Media, presso Gabael, un mio parente figlio di
Gabri, depositai in sacchetti la somma di dieci talenti d'argento. 15
Quando Salmanàssar morì, gli successe il figlio Sennàcherib. Allora
le strade della Media divennero impraticabili e non potei più tornarvi.
16 Al tempo di Salmanàssar facevo spesso l'elemosina a quelli
della mia gente; 17 donavo il pane agli affamati, gli abiti agli
ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato
dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo. 18 Seppellii anche
quelli che aveva uccisi Sennàcherib, quando tornò fuggendo dalla
Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori.
Nella sua collera egli ne uccise molti; io sottraevo i loro corpi per la
sepoltura e Sennàcherib invano li cercava. 19 Ma un cittadino di
Ninive andò ad informare il re che io li seppellivo di nascosto. Quando
seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo
a morte, colto da paura, mi diedi alla fuga. 20 I miei beni
furono confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi restò solo la
moglie Anna con il figlio Tobia. 21 Neanche quaranta giorni dopo,
il re fu ucciso da due suoi figli, i quali poi fuggirono sui monti
dell'Ararat. Gli successe allora il figlio Assarhaddon. Egli nominò
Achikar, figlio di mio fratello Anael, incaricato della contabilità del
regno ed ebbe la direzione generale degli affari. 22 Allora
Achikar prese a cuore la mia causa e potei così ritornare a Ninive. Al
tempo di Sennàcherib re degli Assiri, Achikar era stato gran coppiere,
ministro della giustizia, amministratore e sovrintendente della
contabilità e Assarhaddon l'aveva mantenuto in carica. Egli era mio
nipote e uno della mia parentela. 2:1 Sotto il regno di Assarhaddon ritornai dunque a casa mia e mi fu restituita la compagnia della moglie Anna e del figlio Tobia. Per la nostra festa di pentecoste, cioè la festa delle settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola: 2 la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: «Figlio mio, va', e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni». 3 Tobia uscì in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: «Padre!». Gli risposi: «Ebbene, figlio mio». «Padre - riprese - uno della nostra gente è stato strangolato e gettato nella piazza, dove ancora si trova». 4 Io allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l'uomo dalla piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per poterlo seppellire. 5 Ritornai e, lavatomi, presi il pasto con tristezza, 6 ricordando le parole del profeta Amos su Betel: «Si cambieranno le vostre feste in lutto, tutti i vostri canti in lamento». 7 E piansi. Quando poi calò il sole, andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. 8 I miei vicini mi deridevano dicendo: «Non ha più paura! Proprio per questo motivo è già stato ricercato per essere ucciso. È dovuto fuggire ed ora eccolo di nuovo a seppellire i morti». 9 Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta, 10 ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmachi, più mi si oscuravano gli occhi per le macchie bianche, finché divenni cieco del tutto. Per quattro anni fui cieco e ne soffersero tutti i miei fratelli. Achikar, nei due anni che precedettero la sua partenza per l'Elimaide, provvide al mio sostentamento. 3:1 Con
l'animo affranto dal dolore, sospirai e piansi. Poi presi a dire questa
preghiera di lamento: 2 «Tu sei giusto, Signore, e giuste sono
tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il
giudice del mondo. 3 Ora, Signore, ricordati di me e guardami.
Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. 4
Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato
che ci spogliassero dei beni; ci hai abbandonati alla prigionia, alla
morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti,
tra le quali ci hai dispersi. 5 Ora, nel trattarmi secondo le
colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non
abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità.
6 Agisci pure ora come meglio ti piace; da' ordine che venga
presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra,
poiché per me è preferibile la morte alla vita. I rimproveri che mi
tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia
tolto da questa prova; fa' che io parta verso l'eterno soggiorno;
Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire
che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più
insultare!». 4:1 In quel
giorno Tobi si ricordò del denaro che aveva depositato presso Gabael in
Rage di Media 2 e pensò: «Ho invocato la morte. Perché dunque
non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo, prima di morire, di
questa somma di denaro?». 3 Chiamò il figlio e gli disse: «Qualora
io muoia, dammi una sepoltura decorosa; onora tua madre e non
abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa' ciò che è di suo
gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza.4
Ricordati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel
suo seno. Quando morirà, dalle sepoltura presso di me in una medesima
tomba. 5 Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non
peccare né trasgredire i suoi comandi. Compi opere buone in tutti i
giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia.6
Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni, come quelle di
chiunque pratichi la giustizia. 7 Dei tuoi beni fa' elemosina.
Non distogliere mai lo sguardo dal povero, così non si leverà da te lo
sguardo di Dio.8 La tua elemosina sia proporzionata ai beni che
possiedi: se hai molto, da' molto; se poco, non esitare a dare secondo
quel poco.9 Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del
bisogno,10 poiché l'elemosina libera dalla morte e salva
dall'andare tra le tenebre. 11 Per tutti quelli che la compiono,
l'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo.12
Guardati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; anzitutto prenditi
una moglie dalla stirpe dei tuoi padri e non una donna straniera, che
cioè non sia della stirpe di tuo padre, perché noi siamo figli di
profeti. Ricordati di Noè, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri
padri fin da principio. Essi sposarono tutti una donna della loro
parentela e furono benedetti nei loro figli e la loro discendenza avrà
in eredità la terra.13 Ama, o figlio, i tuoi fratelli; nel tuo
cuore non concepire disprezzo per i tuoi fratelli, figli e figlie del
tuo popolo, e tra di loro scegliti la moglie. L'orgoglio infatti è
causa di rovina e di grande inquietudine. Nella pigrizia vi è povertà
e miseria, perché l'ignavia è madre della fame. 14 Non
rimandare la paga di chi lavora per te, ma a lui consegnala subito; se
così avrai servito Dio, ti sarà data la ricompensa. Poni attenzione, o
figlio, in quanto fai e sii ben educato in ogni tuo comportamento.15
Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Non bere vino fino
all'ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l'ubriachezza. 16
Da' il tuo pane a chi ha fame e fa' parte dei tuoi vestiti agli ignudi.
Da' in elemosina quanto ti sopravanza e il tuo occhio non guardi con
malevolenza, quando fai l'elemosina. 17 Versa il tuo vino e
deponi il tuo pane sulla tomba dei giusti, non darne invece ai
peccatori.18 Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia e
non disprezzare nessun buon consiglio.19 In ogni circostanza
benedici il Signore e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i
tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poiché nessun
popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene.
Il Signore esalta o umilia chi vuole fino nella regione sotterranea.
Infine, o figlio, conserva nella mente questi comandamenti, non lasciare
che si cancellino dal tuo cuore. 5:1 Allora
Tobia rispose al padre: «Quanto mi hai comandato io farò, o padre. 2
Ma come potrò riprendere la somma, dal momento che lui non conosce me,
né io conosco lui? Che segno posso dargli, perché mi riconosca, mi
creda e mi consegni il denaro? Inoltre non sono pratico delle strade
della Media per andarvi».3 Rispose Tobi al figlio: «Mi ha dato
un documento autografo e anch'io gli ho consegnato un documento scritto;
lo divisi in due parti e ne prendemmo ciascuno una parte; l'altra parte
la lasciai presso di lui con il denaro. Sono ora vent'anni da quando ho
depositato quella somma. Cercati dunque, o figlio, un uomo di fiducia
che ti faccia da guida. Lo pagheremo per tutto il tempo fino al tuo
ritorno. Va' dunque da Gabael a ritirare il denaro». 7:1 Quando fu
entrato in Ecbàtana, Tobia disse: «Fratello Azaria, conducimi diritto
da nostro fratello Raguele». Egli lo condusse alla casa di Raguele, che
trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed
egli rispose: «Salute fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare
in casa.2 Disse alla moglie Edna: «Quanto somiglia questo
giovane a mio fratello Tobi!». 3 Edna domandò loro: «Di dove
siete, fratelli?», ed essi risposero: «Siamo dei figli di Nèftali,
deportati a Ninive».4 Disse allora: «Conoscete nostro fratello
Tobi?». Le dissero: «Lo conosciamo». Riprese: «Come sta?».5
Risposero: «Vive e sta bene». E Tobia aggiunse: «È mio padre».6
Raguele allora balzò in piedi, l'abbracciò e pianse. Poi gli disse: «Sii
benedetto, figliolo! Sei il figlio di un ottimo padre. Che sventura per
un uomo giusto e largo di elemosine essere diventato cieco!». Si gettò
al collo del parente Tobia e pianse.7 Pianse anche la moglie Edna
e pianse anche la loro figlia Sara.8 Poi egli macellò un montone
del gregge e fece loro una calorosa accoglienza.9 Si lavarono,
fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a
Raffaele: «Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia
cugina Sara».10 Raguele udì queste parole e disse al giovane:
«Mangia, bevi e sta' allegro per questa sera, poiché nessuno
all'infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia
Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla ad un altro uomo
all'infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però,
figlio, vogliono dirti con franchezza la verità.11 L'ho data a
sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte
stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà».
12 Ma Tobia disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che
tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguele: «Lo farò!
Essa ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal
cielo è stato stabilito che ti sia data. Prendi dunque tua cugina,
d'ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da
oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, figlio
mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace». 8:1 Quando
ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire.
Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto.2
Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco
il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell'incenso.3
L'odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni
dell'alto Egitto. Raffaele vi si recò all'istante e in quel luogo lo
incatenò e lo mise in ceppi.4 Gli altri intanto erano usciti e
avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a
Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia
grazia e salvezza».5 Essa si alzò e si misero a pregare e a
chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei
tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo
nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!6
Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di
aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai
detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto
simile a lui.7 Ora non per lussuria io prendo questa mia parente,
ma con rettitudine d'intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e
di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia».8 E dissero
insieme: «Amen, amen!». 9 Poi dormirono per tutta la notte. 9:1 Allora
Tobia chiamò Raffaele e gli disse:2 «Fratello Azaria, prendi
con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio per Rage.3
Va' da Gabael, consegnagli il documento, riporta il denaro e conduci
anche lui con te alle feste nuziali.4 Tu sai infatti che mio
padre starà a contare i giorni e, se tarderò anche di un solo giorno,
lo farò soffrire troppo. Vedi bene che cosa ha giurato Raguele e io non
posso trasgredire il suo giuramento».5 Partì dunque Raffaele
per Rage di Media con quattro servi e due cammelli. Alloggiarono da
Gabael. Raffaele gli presentò il documento e insieme lo informò che
Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze.
Gabael andò subito a prendere i sacchetti, ancora con i loro sigilli e
li contò in sua presenza; poi li caricarono sui cammelli.6
Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da
Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli saltò in piedi a
salutarlo e Gabael pianse e lo benedisse: «Figlio ottimo di un uomo
ottimo, giusto e largo di elemosine, conceda il Signore la benedizione
del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie.
Benedetto Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto
gli somigli!». 10:1 Ogni
giorno intanto Tobi contava le giornate, quante erano necessarie
all'andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine e
il figlio non era ancora tornato, 2 pensò: «Forse sarà stato
trattenuto là? O sarà morto Gabael e nessuno gli darà il denaro?».3
Cominciò così a rattristarsi.4 La moglie Anna diceva: «Mio
figlio è perito e non è più tra i vivi, perché troppo è il ritardo».
5 E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio dicendo:
«Ahimé, figlio, perché ho lasciato partire te che eri la luce dei
miei occhi!».6 Le rispondeva Tobi: «Taci, non stare in
pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto
imprevisto. Del resto l'uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei
nostri fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui».7
Ma essa replicava: «Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è
perito». E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito
il figlio; così faceva ogni giorno senza lasciarsi persuadere da
nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a
lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno. 8 Compiutisi i quattordici giorni delle feste
nuziali, che Raguele con giuramento aveva stabilito di fare per la
propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: «Lasciami partire. Sono
certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti
prego dunque, o padre, di volermi congedare: possa così tornare da mio
padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l'ho lasciato». 9
Rispose Raguele a Tobia: «Resta figlio, resta con me. Manderò
messaggeri a tuo padre Tobi, perché lo informino sul tuo conto». Ma
quegli disse: «No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre».10
Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei
suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro
e masserizie.11 Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse
questo saluto: «Sta' sano, o figlio, e fa' buon viaggio! Il Signore del
cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli
prima di morire».12 Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: «Onora
tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi
genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va' in pace, figlia, e
possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita».
Dopo averli salutati, li congedò.13 Da parte sua Edna disse a
Tobia: «Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e
possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per
gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla
soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va' in pace. D'ora in
avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme
avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita». Li baciò
tutti e due e li congedò in buona salute. 14 Allora Tobia partì
da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e
della terra, il re dell'universo, perché aveva dato buon esito al suo
viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest'augurio: «Possa
io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della vostra vita». 11:1 Quando
furono nei pressi di Caserin, di fronte a Ninive, disse Raffaele: Tobia
11:2 «Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre.3
Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli
altri vengono».4 Allora s'incamminarono tutti e due insieme. Poi
Raffaele gli disse: «Prendi in mano il fiele». Il cane li seguiva.5
Anna intanto sedeva a scrutare la strada per la quale era partito il
figlio.6 Le parve di vederlo venire e disse al padre di lui: «Ecco
viene tuo figlio con l'uomo che l'accompagnava».7 Raffaele disse
a Tobia prima di avvicinarsi al padre: «Io so che i suoi occhi si
apriranno.8 Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco
intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi.
Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce».9 Anna corse
avanti e si gettò al collo del figlio dicendogli: «Ti rivedo, o
figlio. Ora posso morire!». E pianse.10 Tobi si alzò e,
incespicando, uscì dalla porta del cortile. 11 Tobia gli andò
incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e
lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Spalmò il farmaco che
operò come un morso,12 poi distaccò con le mani le scaglie
bianche dai margini degli occhi. 13 Tobi gli si buttò al collo e
pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». 14 E
aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti
i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti
i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito ma poi ha
avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia».15
Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con quanta voce aveva. Poi
Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del
denaro che aveva riportato, di Sara figlia di Raguele, che aveva presa
in moglie e che stava venendo e che si trovava ormai vicina, alla porta
di Ninive.16 Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro
alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. Quando la gente di Ninive lo
vide passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che
alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia; Tobi proclamava
davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto
gli occhi.17 Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio
Tobia, e la benedisse: «Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo
Dio, perché ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre,
benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa
che è tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia!».18
In quel giorno ci fu una grande festa per tutti i Giudei di Ninive 19
e Achikar e Nadab suoi cugini vennero a congratularsi con Tobi. 20
E si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette giorni. 12:1 Quando
furon terminate le feste nuziali, Tobi chiamò il figlio Tobia e gli
disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha
accompagnato e ad aggiungere qualcosa d'altro alla somma pattuita».2
Gli disse Tobia: «Padre, quanto potrò dargli come salario? Anche se
gli lasciassi la metà dei beni che egli ha portati con me, io non ci
perderei.3 Egli mi ha condotto sano e salvo, mi ha guarito la
moglie, è andato a prendere per me il denaro e infine ha guarito te!
Quanto posso ancora dargli come salario?». 4 Tobi rispose: «È
giusto ch'egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportati».5
Fece dunque venire l'angelo e gli disse: «Prendi come tuo salario la
metà di tutti i beni che tu hai portati e va' in pace». 6
Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite
Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto,
perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti
gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non trascurate di
ringraziarlo.7 È bene tener nascosto il segreto del re, ma è
cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ciò che è
bene e non vi colpirà alcun male.8 Buona cosa è la preghiera
con il digiuno e l'elemosina con la giustizia. Meglio il poco con
giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare
l'elemosina che mettere da parte oro.9 L'elemosina salva dalla
morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l'elemosina godranno
lunga vita.10 Coloro che commettono il peccato e l'ingiustizia
sono nemici della propria vita.11 Io vi voglio manifestare tutta
la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene
nascondere il segreto del re, mentre è cosa gloriosa rivelare le opere
di Dio. 12 Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in
preghiera, io presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla
gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti.13
Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo
e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato
inviato per provare la tua fede,14 ma Dio mi ha inviato nel
medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora.15 Io sono
Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla
presenza della maestà del Signore».16 Allora furono riempiti di
terrore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una
grande paura.17 Ma l'angelo disse loro: «Non temete; la pace sia
con voi. Benedite Dio per tutti i secoli.18 Quando ero con voi,
io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui
dovete benedire sempre, a lui cantate inni. 19 A voi sembrava di
vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo
apparenza.20 Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie
a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose
che vi sono accadute». E salì in alto.21 Essi si rialzarono, ma
non poterono più vederlo.22 Allora andavano benedicendo e
celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era
loro apparso l'angelo di Dio. 13:1 Allora
Tobi scrisse questa preghiera di esultanza e disse: 2 «Benedetto Dio che vive in eterno il suo regno dura per tutti i secoli; Egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra, fa risalire dalla Grande Perdizione e nulla sfugge alla sua mano. 3 Lodatelo, figli d'Israele, davanti alle genti; Egli vi ha disperso in mezzo ad esse 4 per proclamare la sua grandezza. Esaltatelo davanti ad ogni vivente; è lui il Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli. 5 Vi castiga per le vostre ingiustizie, ma userà misericordia a tutti voi. Vi raduna da tutte le genti, fra le quali siete stati dispersi. 6 Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta
l'anima, per fare la giustizia davanti a Lui, allora Egli si convertirà a voi e non vi nasconderà il suo volto. 7 Ora contemplate ciò che ha operato con voi e ringraziatelo con tutta la voce; benedite il Signore della giustizia ed esaltate il re dei secoli. 8 Io gli do lode nel paese del mio esilio e manifesto la sua forza e grandezza a un popolo di
peccatori. Convertitevi, o peccatori, e operate la giustizia davanti a
lui; chi sa che non torni ad amarvi e vi usi misericordia? 9 Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo ed esulto per la sua grandezza. 10 Tutti ne parlino e diano lode a lui in Gerusalemme. Gerusalemme, città santa, ti ha castigata per le opere dei tuoi figli, e avrà ancora pietà per i figli dei giusti. 11 Da' lode degnamente al Signore e benedici il re dei secoli; egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia, 12 per allietare in te tutti i deportati, per far contenti in te tutti gli sventurati, per tutte le generazioni dei secoli. 13 Come luce splendida brillerai sino ai confini
della terra; nazioni numerose verranno a te da lontano; gli abitanti di tutti i confini della terra verranno verso la dimora del tuo santo nome, portando in mano i doni per il re del cielo. Generazioni e generazioni esprimeranno in te l'esultanza e il nome della città eletta durerà nei secoli. 14 Maledetti coloro che ti malediranno, maledetti saranno quanti ti distruggono, demoliscono le tue mura, rovinano le tue torri e incendiano le tue abitazioni! Ma benedetti sempre quelli che ti ricostruiranno. 15 Sorgi ed esulta per i figli dei giusti, tutti presso di te si raduneranno e benediranno il Signore dei secoli. Beati coloro che ti amano beati coloro che gioiscono per la tua pace. 16 Beati coloro che avranno pianto per le tue
sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre. Anima mia, benedici il Signore, il gran re, 17 Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l'oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir. 18 Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di
esultanza, e in tutte le sue case canteranno: «Alleluia! Benedetto il Dio d'Israele e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome per sempre e nei secoli!»». 14:1 Qui
finirono le parole del canto di Tobi. |
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