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Il Padre parla ai suoi
figli
"Dio
è mio Padre!": è questo il grido che oggi si fa sempre più frequente nel mondo,
gli uomini riconoscono Dio come Padre.
Sentiamo perciò il dovere di dare alla stampa questo messaggio che Dio Padre ha
donato al mondo per mezzo di una creatura che tanto Lo ha amato, Suor Eugenia
Elisabetta Ravasio, Messaggio riconosciuto valido dalla Chiesa.
Ci è parso opportuno pubblicare anche la testimonianza che S.E. Mons. Alexandre
Caillot, Vescovo di Grenoble, ha fornito a conclusione dei lavori della
Commissione di esperti convocati da varie parti della Francia per il processo
diocesano da lui stesso avviato nel 1932 e che durò dieci anni.
Fra gli altri fecero parte della commissione: il Vicario del Vescovo di Grenoble
Mons. Guerry, teologo; i fratelli gesuiti Alberto e Augusto Valencin, tra le
massime autorità in campo filosofico e teologico ed esperti in valutazione di
casi simili; due dottori in medicina, uno dei quali psichiatra.
Affidiamo alla Vergine Maria la diffusione di questo Messaggio e con Lei
invochiamo lo Spirito Santo perchè aiuti gli uomini a comprendere e a
riconoscere la profonda tenerezza che il Padre nutre per ogni uomo.
Padre
Andrea D'Ascanio o.f.m. capp.


Brevi
cenni sulla vita di Madre Eugenia Elisabetta Ravasio
Chi era Madre Eugenia? Chi era questa creatura che il Padre chiamava "la figlia
prediletta ... la mia pianticella"?
Nacque a San Gervasio d'Adda (ora Capriate San Gervasio), piccolo centro in
provincia di Bergamo, il 4 settembre 1907, da famiglia di origini
contadine.
Progettò e realizzò ad
Azoptè (in Costa d'Avorio), negli anni 1939-41, la "Città dei Lebbrosi": un
immenso centro di raccolta per questi malati, articolato su una superficie di
200.000 metri quadri e che tuttora resta un centro d'avanguardia in Africa e nel
mondo. Per questa realizzazione la Francia concesse alla Congregazione delle
Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli - di cui Madre Eugenia era
stata Superiora generale dal 1935 al 1947 - la massima onoreficenza nazionale
per opere a carattere sociale.
I tanti prodigi di Grazia che da esso sono scaturiti ci hanno spinti a
diffonderlo gratuitamente, specialmente nelle carceri, nelle caserme, negli
ospedali. grazie ai collaboratori che il Signore ci ha donato abbiamo potuto
curare la stampa in francese, inglese, tedesco, spagnolo, albanese. Sono in
elaborazione l'edizioni polacca, cinese, giapponese, araba ed altre.
Ecco ora, prima del Messaggio, la Testimonianza di S.E. Mons. Alexandre Caillot,
Vescovo di Grenoble.
Pace e
Bene a Voi.
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Fin dai primi tempi della sua vita religiosa la Suora aveva attirato
l'attenzione delle Superiore per la sua pietà, la sua obbedienza, la sua
umiltà.
Non
sono soltanto le virtù che mi impressionano, sono le qualità che la Madre rivela
nell'esercizio dell'autorità ed il fatto che una suora, poco istruita giunga ad
essere designata per la più alta funzione della sua Congregazione. C'è già in
questo qualcosa di straordinario e, da questo punto di vista, l'inchiesta fatta
dal mio Vicario Generale Mons. Guerry il giorno dell'elezione è molto
suggestiva. Le risposte delle capitolari, tutte, superiori e delegate delle
diverse missioni, hanno mostrato che - nonostante la giovane età della candidata
e gli ostacoli canonici che normalmente avrebbero indotto a scartare la sua
nomina - esse sceglievano Suor Eugenia come Superiora Generale in considerazione
delle sue qualità di giudizio, di equilibrio, di energia e di fermezza. la
realtà sembra aver di gran lunga sorpassato le aspettative che le elettrici
ponevano in colei che esse designavano.
Vede chiaro e giusto in ogni situazione, anche nei casi di coscienza. Le sue
direttive sono nette, precise, particolarmente pratiche. Conosce singolarmente
ognuna delle sue 1400 figlie, le loro attitudini e le loro virtù, e così,
nell'attribuire i diversi compiti, riesce a scegliere quelle tra loro che sono
le più qualificate. Ha anche una esatta e personale conoscenza dei bisogni,
delle risorse della sua Congregazione e della situazione di ogni casa. Ha
visitato tutte le sue missioni.
La
vita della Madre è una costante conferma e manifestazione del suo equilibrio
mentale e generale e, anche agli stretti osservatori, questo equilibrio sembra
essere la nota dominante della sua personalità. Le altre ipotesi di
suggestionabilità, di maneggiabilità, che avevano spinto gli inquirenti a
domandarsi se non fossero in presenza di una natura molto impressionabile, come
uno specchio sfaccettato che risente di tutte le influenze e le
suggestioni,
sono state ugualmente smentite dalla realtà quotidiana. Madre Eugenia, benchè
dotata di una natura sensibile e di un temperamento emotivo, ha dato prova che
non usava preferenze riguardo a nessuno, e che, lungi dal lasciarsi influenzare
dalle considerazioni umane, sapeva sostenere i suoi progetti, la sua attività,
le sue realizzazioni e imporsi agli altri per il suo fascino personale. Un
semplice racconto val più che ogni apprezzamento: l'indomani della sua elezione
a Superiora Generale ella dovette procedere alla nomina di alcune Superiore;
ebbene, non esitò a sostituirne una che pur aveva votato per lei e che,
sbarcando in Egitto, apprese la revoca dell'incarico notificatole per via
aerea.
L'oggetto della Missione che sarebbe stato affidato a Madre Eugenia è preciso,
e, dal punto di vista dottrinale, mi pare legittimo ed opportuno. Oggetto preciso: far conoscere ed
onorare il Padre, soprattutto con l'istituzione di una festa
speciale, chiesta alla Chiesa. L'inchiesta ha stabilito che una festa liturgica
in onore del Padre ben si collocherebbe nella linea di tutto il culto cattolico,
conforme al movimento tradizionale della preghiera cattolica, che è
un'ascensione verso il Padre, mediante il Figlio, nello Spirito, come lo provano
le orazioni della Messa e l'oblazione liturgica al Padre nel Santo Sacrificio.
D'altra parte, tuttavia, è strano che non esiste nessuna festa speciale in onore
del Padre: la Trinità è onorata come tale, il verbo e lo Spirito Santo sono
onorati nella loro missione e nelle loro manifestazioni esteriori, solo il Padre
non ha una festa propria, che attirerebbe l'attenzione del popolo cristiano
sulla sua Persona. Come risulta da una inchiesta abbastanza estesa compiuta
presso numerosi fedeli delle diverse classi sociali e perfino presso numerosi
preti e religioni, questa assenza di una festa liturgica in Suo onore è
attribuibile al fatto che: "il Padre non è conosciuto, non lo si prega, non si
pensa a Lui". Chi ha condotto la ricerca scopre anche, con stupore, che un gran
numero di cristiani si allontanano dal Padre perchè vedono in Lui un Giudice
terribile. Preferiscono rivolgersi all'umanità del Cristo, e quanti domandano a
Gesù di proteggerli contro la collera del Padre!
Una festa speciale avrebbe dunque come primo effetto di ristabilire l'ordine
nella pietà di molti cristiani e di ricondurli alla consegna del divin
Salvatore: "Tutto ciò che chiederete al Padre, nel mio nome ...", e ancora: "Voi
dunque, pregerete così: Padre nostro ...".
Gesù
ha annunciato? Nel momento in cui il mondo, sconvolto dalle guerre micidiali, va
provando il bisogno di cercare un principio solido di unione, per un
riavvicinamento tra i popoli, questa festa porterebbe una grande luce,
insegnando agli uomini che essi hanno tutti nel cielo lo stesso Padre: Colui che
ha donato loro Gesù, verso il quale li attira, come membra del suo Corpo
Mistico, nell'unità dello stesso Spirito d'Amore! Nel momento in cui tante
anime, sfinite o stanche dalle prove della guerra, potrebbero bramare di
volgersi verso una vita interiore profonda, non sarebbe questa festa capace di
muoverle "dal di dentro", per adorare il Padre che è nel segreto, e per offrirsi
in una oblazione filiale e generosa al Padre, sorgente unica della vita della
Trinità Santa in loro? Una tale festa non conserverebbe il bel movimento di vita
soprannaturale che trascina logicamente le anime verso l'infanzia spirituale e
verso la vita filiate con il Padre, mediante la confidenza, l'abbandono alla
Volontà Divina, lo spirito di fede?
D'altra parte, distinto da
questa questione di una festa speciale e qualunque sia la decisione della Chiesa
su questo punto, vi è un problema di dottrina che si pone. Illustri teologi
pensano che la dottrina dei rapporti dell'anima con la Trinità debba essere
approfondita e che essa potrebbe essere, per le anime, una sorgente di luce
sulla vita di unione tra il Padre ed il Figlio, di cui parla S. Giovanni, e
sulla partecipazione alla vita di Gesù, Figlio del Padre, e specialmente al suo
amore filiale per Lui.
La
sproporzione tra la debolezza dello strumento - incapace esso stesso di scoprire
una dottrina di questa natura - e la profondità del Messaggio che la Suora
trasmette, non lascia intravedere che un'altra causa superiore, soprannaturale,
divina è intervenuta per affidarle questo Messaggio?
La risposta del grande dottore, sulla distinzione tra l'apparizione e la
missione, fu luminosa. Essa superò l'ostacolo che paralizzava tutta l'inchiesta.
Contro sapienti teologi, la piccola ignorante aveva avuto ragione. Come spiegare
umanamente, anche in questo caso, la luce, la saggezza, la perseveranza della
Suora? Una falsa visionaria avrebbe cercato di adattarsi alle spiegazioni dei
teologi. La Suora ha tenuto duro; ecco le nuove ragioni per le quali la sua
testimonianza ci sembra degna di essere sostenuta con fiducia.
Siamo loro riconoscenti per una collaborazione che fu devota e veramente
coscienziosa. La loro testimonianza a favore della Suora e a credito di una
spiegazione soprannaturale dei fatti nel loro insieme ha ancor più valore in
quanto essi, per tanto tempo, avevano indugiato, dapprima ostili e scettici, poi
esitanti. Si sono convinti poco a poco, dopo aver sollevato ogni tipo di
obiezione e imposto alla Suora delle dure prove.

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Secondo la mia anima e la mia coscienza, con vivissimo senso della mia
responsabilità davanti alla Chiesa, dichiaro:
che l'intervento soprannaturale e divino mi sembra il solo capace di dare una
spiegazione logica e soddisfacente all'insieme dei fatti.
Privo di tutto ciò che lo circonda, questo fatto essenziale mi sembra pieno di
nobiltà, di elevazione, di fecondità soprannaturale.
Un'umile religiosa ha richiamato le anime al vero culto, quello del Padre, tale
come Gesù lo ha insegnato e come la Chiesa l'ha fissato nella sua liturgia. Non
c'è in questo niente di allarmante, niente altro che di molto semplice e
conforme ad una solida dottrina.
I fatti meravigliosi che accompagnano questo messaggio potrebbero essere
dissociati da quell'avvenimento centrale e questo conserverebbe tutto il suo
valore. La Chiesa dirà se l'idea della Festa speciale può essere accolta al di
là del fatto particolare legato alla Suora, e per delle ragioni
dottrinali.
Io
credo che la grande prova dell'autenticità della Missione della Suora ci è
fornita dal modo in cui le applica alla vita reale la bella dottrina che ella
sarebbe venuta a ricordare. Reputo conveniente lasciarle continuare la sua
opera. Credo che lì ci sia il dito di Dio e, dopo dieci anni di ricerca, di
riflessione e di preghiera, benedico il Padre di essersi degnato di scegliere la
mia diocesi, come luogo di manifestazioni così toccanti del suo Amore.
ALEXANDRE
CAILLOT
Vescovo
di Grenoble
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