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Gli uccelli |
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Francesco e il lebbroso
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Prima della sua conversione Francesco non aveva visto le creature che popolavano la terra. Esse passavano accanto a lui come estranee, come decoro di paesaggio. Ora invece le vedeva. E le fissava bene. Si accorgeva che anch'esse lo fissavano. Forse cercavano di comunicare con lui. Forse l'avrebbero capito. Tentò di parlare con esse.. e ci riuscì. Un giorno Francesco
stava attraversando il lago di Rieti diretto all'eremo di Greccio ed un
pescatore gli fece l'omaggio di un uccellino acquatico. E che dirvi
dell'amicizia che si stabilì tra lui ed un falco? Frate Elia, mettendo in ordine nelle pochissime carte di Francesco dopo che era morto, ritrovò e rilesse con commozione la lettera che Francesco avrebbe voluto giungesse all'imperatore a tutte le autorità della terra. Diceva:"Se potessi parlare con l'imperatore lo supplicherei e convincerei a fare, per amore di Dio e di me, una legge speciale: che nessun uomo catturi e uccida le mie sorelle allodole o faccia loro del male. E inoltre chiederei che tutti i podestà delle città e i signori dei castelli e villaggi siano obbligati ogni anno, nel giorno di Natale, a comandare alla gente di gettare grano ed altri cereali per le strade affinchè le sorelle allodole e gli altri uccelli abbiano da mangiare in un giorno tanto solenne". Federico II non lesse mai quella lettera. Né la lessero i podestà e i signori. Ma quando Francesco spirò, le allodole si ricordarono di lui. Le amiche del sole, benchè fosse già sera, volarono tutte sulla povera capanna dei frati, a Santa Maria degli Angeli. Salutavano felici il loro amico e difensore. Anche lui finalmente aveva spiccato il volo. |